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La prima donna diplomatico d'Europa: la storia dimenticata di Nadezhda Stanchova


C'è una fotografia, conservata al Museo Storico Nazionale di Sofia, che ritrae una giovane donna elegante, dallo sguardo diretto e sicuro. Pochi, oggi, conoscono il suo nome. Eppure quella donna ha assistito all'incoronazione di Re Giorgio V a Westminster, ha lavorato fianco a fianco con il primo ministro bulgaro Aleksandar Stamboliyski durante uno dei momenti più drammatici della storia della Bulgaria, ha scritto per l'Enciclopedia Britannica ed è diventata una lady scozzese. Si chiamava Nadezhda Stanchova, ed è considerata da molti la prima donna diplomatico d'Europa.

Un'infanzia tra cancellerie e salotti diplomatici

Nadezhda nasce nel 1894 a Sofia, in una famiglia dove la politica internazionale non era un argomento da convegni, ma un tema di conversazione quotidiana. Suo padre, Dimitar Stanchov, è uno dei diplomatici bulgari più influenti della sua epoca: segretario personale del principe Ferdinando, poi capo del governo bulgaro e rappresentante del paese in diverse capitali europee. Sua madre, la contessa francese Anna Alexandrova de Saint-Christophe, è dama di corte della principessa Maria Luisa e della zarina Eleonora.

Crescere seguendo il padre tra San Pietroburgo, Roma, Parigi e Londra significa, per Nadezhda, imparare presto le regole non scritte della diplomazia: il protocollo, la discrezione, l'arte di ascoltare più di quanto si parli. Impara a perfezione otto lingue, un bagaglio che si rivelerà decisivo per il resto della sua vita.

La prima diplomatica d'Europa

È proprio questa formazione a valerle, ancora giovanissima, un ruolo che nessuna donna aveva mai ricoperto prima: quello di segretaria-interprete della delegazione bulgara alla firma del Trattato di Neuilly, nel 1919, al termine della Prima guerra mondiale. Ha appena venticinque anni ed è l'unica donna tra i diplomatici presenti.

Da quel momento, il primo ministro bulgaro Aleksandar Stamboliyski la vuole al proprio fianco come interprete nelle conferenze internazionali e nei viaggi all'estero, scherzando sul fatto che lei sapesse mantenere un segreto in tutte le otto lingue che parlava. La accompagna anche nel celebre tour europeo di cento giorni con cui Stamboliyski tenta di ammorbidire le durissime condizioni imposte alla Bulgaria dopo la guerra. La stampa britannica comincia a chiamarla "la donna prodigio bulgara" e "la prima donna diplomatico", e lo stesso primo ministro britannico David Lloyd George nota la sua straordinaria padronanza del protocollo e delle lingue straniere.

Poco dopo, Nadezhda viene nominata primo segretario della legazione bulgara a Washington: un primato assoluto per una donna nella storia diplomatica del suo paese.

Il colpo di stato del 1923 e una scelta di coerenza

Nel giugno del 1923 un colpo di stato rovescia il governo bulgaro e Stamboliyski viene assassinato. Per Nadezhda, che con lui aveva condiviso anni di lavoro e fiducia reciproca, è un colpo durissimo. In segno di protesta, si dimette dall'incarico a Washington e si ritira dalla carriera diplomatica attiva.

Una nuova vita in Scozia, senza mai dimenticare la Bulgaria

Nel 1924 sposa Kay Muir, un lord scozzese, mercante di tè e cotone indiano, e diventa Lady Muir. Ma il ritiro dalla diplomazia non significa affatto il ritiro dalla vita pubblica. Negli anni Trenta entra alla BBC, dove viene introdotta grazie alla raccomandazione dello storico Arnold Toynbee, e partecipa a trasmissioni dedicate alla Bulgaria. Scrive articoli per testate come The Observer e Contemporary Review, oltre che per l'Enciclopedia Britannica, diventando una delle voci più autorevoli e costanti a favore del suo paese d'origine presso l'opinione pubblica britannica.

Conosce fin dall'infanzia lo zar Boris III, coetaneo suo, che da sovrano cerca proprio il suo aiuto per rafforzare i legami con Londra: a lei viene affidato il compito di mediare presso gli ambienti diplomatici inglesi per la causa bulgara. Sarà l'ingresso della Bulgaria nella Seconda guerra mondiale, a fianco delle potenze dell'Asse, a interrompere bruscamente questi legami di amicizia e collaborazione.

Nadezhda si dedica anche a cause benefiche, tra cui la raccolta di fondi per le vittime di un terremoto in Bulgaria, mantenendo fino alla fine un legame vivo e operoso con la sua terra d'origine.

Un'eredità silenziosa

Nadezhda Stanchova muore nel 1957, poco dopo aver terminato di scrivere un libro dedicato alla figura di suo padre, "Dimitar Stanchov: patriota e cosmopolita", pubblicato a Londra proprio nell'anno della sua scomparsa. Non lascia discendenti diretti.

Resta però una figura che meriterebbe un posto ben più visibile nei libri di storia: una donna che, in un'epoca in cui alle donne erano precluse l'istruzione superiore e le grandi responsabilità pubbliche, ha aperto da sola la strada alla diplomazia femminile europea — con la stessa naturalezza con cui passava da una lingua all'altra, senza mai perdere il filo del discorso.

Le osservazioni di Jan Potocki su Erodoto


Perché Erodoto fa di nuovo con me il viaggio della Scizia, ventidue secoli dopo esserci stato di persona. In questo intervallo di tempo cento popoli differenti hanno abitato queste regioni, le rovine delle loro città coprono il deserto, ma non si conosce più il nome di queste città. Cento re e mille guerrieri famosi hanno disseminato le pianure dei loro sepolcri, ma non si conosce più il nome di questi re e di questi guerrieri. Tuttavia Erodoto esiste ancora tutto intero. Mi parla nella sua lingua, peso ciascuna delle sue parole, delle quali temo di perderne anche una sola e che ascolto con più piacere di quanto ne trovi nella conversazione con molti miei contemporanei. Benediciamo quindi lo studio degli storici che ci hanno tramandato simili piaceri.

Nel visitare la Russia meridionale Potocki si mette sulle orme dello storico greco, cercando di ritrovare nella Scizia i resti di quanto Erodoto stesso aveva visto e descritto.

Nel Libro IV delle Storie Erodoto racconta la seguente leggenda sulle origini degli Sciti:

Bassorilievo ritraente Erodoto
(Museo del Louvre).
A sentire gli Sciti, il loro sarebbe fra tutti il popolo più recente e avrebbe avuto origine come segue. In quella regione, allora desertica, nacque un primo uomo, che si chiamava Targitao; padre e madre di questo Targitao, dicono (per conto mio non è credibile, ma insomma così dicono), sarebbero stati Zeus e la figlia del fiume Boristene (Dnepr). Nato dunque da tali genitori, Targitao ebbe tre figli, Lipossai, Arpossai e Colassai, il più giovane dei tre. Durante il loro regno sul suolo della Scizia caddero dal cielo degli oggetti d'oro, un aratro, col suo giogo, un'ascia bipenne e una coppa. Il più vecchio dei fratelli li vide per primo e subito si avvicinò per afferrarli; ma mentre si avvicinava l'oro divenne infuocato. Egli allora si ritrasse e si fece sotto il secondo fratello, ma l'oro di nuovo reagì come prima. L'oro arroventandosi si difese dai primi due, ma al sopraggiungere del terzo fratello, il più giovane, smise di essere incandescente, e lui poté portarselo a casa. Al che i due fratelli maggiori di comune accordo cedettero al più giovane l'intero regno.
...I re custodiscono l'oro sacro con la massima cura e ogni anno lo venerano con grandi sacrifici propiziatori. Se durante la festa uno dei custodi dell'oro si addormenta all'aperto, costui, dicono gli Sciti, non arriva alla fine dell'anno; perciò gli regalano tanta terra quanta riesca a percorrerne in un giorno a cavallo. Essendo il paese sterminato, Colassai lo spartì in tre regni fra i propri figli, assegnando un territorio maggiore al regno in cui viene custodito l'oro. I territori situati verso nord oltre le estreme regioni abitate della Scizia non si possono né vedere né attraversare più di tanto, si dice, perché vi cadono piume: il suolo e l'aria ne sarebbero pieni, e le piume appunto impedirebbero la visuale.
Pettorale d'oro
Museum of Historical Treasures of Ukraine
Coppа d'oro
Placca d'oro forata per essere cucita - scita a cavallo

Ripristino del monumento ai caduti nelle Guerre Balcaniche a Sofia


Il vecchio monumento ai caduti del Primo e Sesto Reggimento di Fanteria a Sofia
Il monumento di fronte al Palazzo Nazionale della Cultura di Sofia, costruito in occasione del giubileo dei 1300 anni dalla fondazione del primo Stato Bulgaro, ormai da anni in stato di abbandono e quasi distrutto, sarà spostato e al suo posto verrà ripristinato il monumento con le lastre marmoree commemorative del Primo e Sesto Reggimento di Fanteria.

Il vecchio monumento fu rimosso nel 1977, quando iniziò la costruzione del Palazzo Nazionale della Cultura. Le tre lastre riportavano i nomi di 3.000 soldati morti per la Patria nelle Guerre Balcaniche e nella Prima Guerra Mondiale. Il memoriale fu inaugurato nel 1934 dallo zar Boris III.

Un gruppo nutrito di sostenitori del progetto, costituitosi su Facebook, hanno presentato questo mese una petizione all’Amministrazione comunale di Sofia per il restauro delle lastre del Primo e del Sesto Reggimento di Fanteria, supportato anche dal ministro della Difesa Velizar Shalamanov.
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